D: Come è nato il vostro collettivo autonomo al Policlinico?
R: La storia è un po lunghetta, in senso che come collettivo esiste da 70, qui allinterno del Policlinico. E nato prima come collettivo lavoratori-studenti, come una serie di compagni che facevano lavoro in tutto il Policlinico, però anche erano iscritti alluniversità, alla facoltà di medicina. Questi compagni-lavoratori stavano allinterno di una struttura dassistenza alluniversità, al collettivo di medicina e avevano cominciato ad interessarsi ad un modo più preciso di un discorso allinterno dospedale. Come dicevo prima, alcuni lavoravano dentro al Policlinico, ma erano molti pochi e la maggioranza erano studenti al livello di medicina. Comincia questo lavoro interno al Policlinico, allinizio a vedere un po collegarsi alla lotta sindacale sui contratti, su tutta una serie di problemi salariali che esistevano naturalmente a un posto di lavoro come questo, cercando però dallinizio di fare un discorso a livello proletario più di al livello ospedaliero. Cè da fare una premessa abbastanza importante rispetto al Policlinico. Come forse tu sai è unospedale non gestita unicamente dalla regione ma quasi la maggioranza, quasi tutti i posti di letto sono della clinica universitaria. Quindi, cè una diversa collocazione da una punta di vista ospedaliera o universitaria. Cosa che invece non succede in tutte le altre ospedali di Roma, di Camillo S. Giovanni ecc dove stanno solamente strutture ospedalieri. Qui invece il discorso era essendo appunto perché proprio è nato dalla facoltà di medicina, perché dunificare immediatamente la problematica di tutta la università, corpo di potere, corpo strapotere che sesercitavano di tutti i baroni allinterno della clinica universitaria. Quindi dallinizio da una parte i problemi del salario, da unaltra una serie di problemi riguardanti lutilizzare di questi posti letto ospedalieri dalla parte dei proletari. Inutile dirti che appunto dallinizio di alcune grandi lotte che hanno visto il nascere come realtà politica del collettivo, ci stavano una serie di realtà aberranti nel Policlinico, tipo di -faccio desempi- ancora esisteva il malato che si portava nellaula universitaria davanti agli studenti. Cè un diritto abbastanza sfacciato a punta dal malato al fine dellinsegnamento didattico.
D: Non cerano sindacati al Policlinico?
R: Si, ci stavano. Erano alla maggioranza di quasi tutti i personali universitari, mentre invece il personale ospedaliero erano soltanto 800 lavoratori, quelli che lavoravano allinterno del policlinico ospedaliero. Il resto del personale quindi dipendeva dalluniversità e viveva, si, saveva un sindacato abbastanza attivo che però non faceva un discorso come noi: il discorso dellutilizzo di queste strutture al livello di rapporti con i proletari. Cera soltanto unutilizzo dal punto per i fini didattici e di ricerca delluniversità.
Quindi, secondo me, anche il discorso molto dirompente che si è cominciato da fare come Collettivo Policlinico, è stato anche questa visione differenziata di chi, pure lavorando dentro una struttura come quella ospedaliera, quindi vivendo i problemi di tutti i lavoratori dal punto di vista salariale, poessere invece cominciare a vivere in prima persona quello utilizzo di servizio nel quale lavorava. Questa è stato un fine conto, anche qualcosa è cominciata immediatamente a differenziarsi dal sindacato.
Il Collettivo è cominciato a 70. Alcuni di noi che lavoravano dentro al Policlinico stavano allinterno del sindacato. Sono stati buttati fuori quando è cominciato da fare il discorso di generalizzare questo tipo di lotte. Chiaramente il sindacato non si ne ha pensato per niente proprio perché già come struttura aveva un significato politico ben preciso che non era capire i problemi proletari, ma allora quello di essere punto di collaboratore direttamente con i padroni rispetto alla ristrutturazione. Quindi buttati fuori dal sindacato è cominciato una vera e propria attività autonoma da parte dei compagni del Collettivo che chiaramente rispetto alcune lotte del Policlinico è cominciato dingrossarsi tra i lavoratori. Cè cominciato per esempio con la lotta di alcuni lavoratori precari che erano assunti soltanto per tre mesi danno nellestate. E finita con lassunzione di tutti questi lavoratori. Naturalmente il Collettivo è cominciato a portare anche autonomamente davanti certe lotte.
Si ha visto, quando è cominciata la grande lotta di 1974 in cui si chiedeva il passaggio di tutti i lavoratori, di tutte le strutture policliniche alla Regione; infatti la lotta per la regionalizzazione........chiedevamo che lassistenza dipendesse effetivamente da tutto il livello regionale, che non si possa più la possibilità dellassistenza clientele dei baroni; i baroni che per la didattica, la ricerca naturalmente in pratica mettevano in ultimo piano completamente questo discorso dellassistenza. E li in questa lotta di 74 che è durata in varie scaloni prima 6 mesi, poi unaltra 3 mesi, poi unaltra mese e poi in 75 che tutta era basata per i lavoratori a queste assemblee generali che si facevano dentro alle grosse aule del Policlinico, in cui si decideva sia quello che si è bisogno di parlare davanti, sia lobiettivo di richiedere, sia chi doveva la proporre e più che altro si vedeva veramente una capacità assembleare di migliaia di persone, di riuscire dentrare dentro e poi vivere il problema. Quindi non essendo più il concetto di delega verso ununica persona che poi meno male sia il capo, però lui è concetto anche che la lotta poteva essere vinta, se ci sara questa partecipazione diretta. In fatto le forme di lotte che poi ci sono state, quella di autoridurre di tutto il turno della mattina, quella di fare cortei, scioperi, di chiudere anche i cancelli, insomma ci sono state adottate tutta una serie di lotte che hanno visto anche immediatamente forme repressive. Nei mesi settembre-ottobre 74 ci sono state alcune forme di lotta portate avanti da alcuni lavoratori del Policlinico e dai proletari di San Lorenzo sul fatto dutilizzo dei ambulatori. Già nel 74 propagandavamo noi lambulatorio gratis e abbiamo fatto una lotta dentro il Policlinico. Poi in 78 è prevista lambulatorio gratis in tutta lItalia con la riforma sanitaria. Cosa che già in 74 abbiamo messo in pratica.
D: Cè stato anche larresto di gente, di Pifano ed altri.
R: Il discorso è stato questo. Durante le lotte del 74 cè successo di tutto. Cè stata anche per esempio la lotta dottenere un asilo nido per i ragazzini dellospedale. Durante questa lotta cè stato un tentativo della polizia più volte di battere fuori le madri coi bambini che occupavano il salone per quel obiettivo dellasilo. E una grande salone dentro al Policlinico. Una volta che ci stava questa carica della polizia, cera oppure Daniele Pifano in questa salone e è stato arrestato. E stato per nove mesi questa lotta del asilo nido. Una lotta che è stata messo in piedi semplicemente, funzionalmente dalle mamme che si noccupavano, però che viviamo tutti i lavoratori -anche se non cerano i loro figli- per portare la lotta a un livello complessivo. Non poteva vedere né unaspetto di soldi solo, né unaspetto soltanto dellassistenza. Noi abbiamo avuto sempre come discorso basilare questo tentativo di riuscire a generalizzare per i lavoratori i loro problemi, tanto in un senso politico
Per esempio anche parlare di comunismo, oppure di capacità di processi di rivoluzione dognuno di noi, se poi non andiamo poi a toccare certi problemi come la famiglia. concetti di gigli, ecc. Per me è impossibile.
Molte assemblee per esempio sul contratto parlavano di rapporti che cè rano tra una coppia normale, di marito-moglie-figli. Per questo anche quella dasilo nido era unobiettivo che si doveva concretizzare come quello di più salario, meno orario, ecc. E il nostro tentativo degemonizzare nelle lotte tutti i problemi che effettivamente unuomo, un compagno, un lavoratore sente che deve poi riuscire ad affrontare per poi veramente realizzare il comunismo, però complessivamente, non solo a livello così di chiacchiere. Anche in questi aspetti qua è logica che poi la repressione sè fatta sentire, perché in differenza del sindacato che facevamo noi non aveva unaspetto particolare che poteva essere ricuperato dal sistema, che poteva portare anche un discorso di pace sociale.
Tuttaltra, perché una volta che tu insegni a chiunque, fai capire a chiunque che si capisse i proprio problemi, i propri obiettivi, poi lottare per ottenerli, logicamente significa creare e avere sempre più persone che sincazzano su le cose ingiuste, cercare dottenerli, e poi praticarli. E chiaro che poi nella mentalità del sistema loro pensavano dinviduare in alcuni di noi i colpevoli.
R: Come è sviluppata la lotta negli anni dopo? Cerano rapporti con altri movimenti nel 76/77/78?
R: La lotta è continuata, ma anche se come qualsiasi lotta, ci sono stati di alti-bassi. E logico che si è stato più sensibile a qualsiasi livello di lotta portata anche dai movimenti esterni, per esempio nel 75, quando ci sono state di grosse lotte sulloccupazione di case qui a Roma, molti lavoratori del Policlinico hanno partecipato alloccupazione di case. Spesso abbiamo fatto assemblee qui come lavoratori, invitando poi gli occupanti delle case, proprio per riuscire a socializzare questo tipo di problemi. Oppure cè stato nel 78 il discorso del nuovo contratto. Abbiamo imposto la riapertura del contratto nazionale degli ospedalieri che invece il sindacato e il governo avevano chiuso, chiedendo riduzione dellorario, aumenti salariali, di assunzioni, e quindi trovando un rilascio immediato per i disoccupati. Abbiamo fatto anche una lotta nel76 qui e anche negli altri ospedali come San Camillo. Abbiamo preso di collegamenti con i disoccupati dellufficio collocamento e siamo riusciti di fare assunzioni di ausiliari, portantini che fanno la pulizia dentro gli ospedali facendo venirli qui a lavorare direttamente e imponendo in pratica di assumerli.
D: Questi erano contatti improvvisati o erano, diciamo, politicamente regolati?
R: I contatti erano nati da una serie di lotte nostre, per esempio rapporti con i comitati, i realtà dei quartieri, non comitati ma collettivi che ci stanno. Naturalmente è una cosa che è stata voluto, organizzato e che partiva naturalmente anche da una visione unitaria rispetto certe valutazioni politiche.
Noi, come comitato del Policlinico, facciamo riferimento ai comitati di Autonomia Operaia come struttura politica. La maggioranza dei compagni nostri aderisce a questa struttura politica, non tutti però. Ci sono anche molti lavoratori del Policlinico che giustamente vivono le scelte politiche anche complessive con i loro tempi di maturazione politica. Il Collettivo Policlinico s sempre confrontato con lorganizzazione Comitati di AutonomiaOperaia come struttura esistente. Su questa è naturalmente andato a sviluppare anche il rapporto rispetto ai livelli che ci potevano essere con gli altri colletivi della casa, degli studenti, con altri lavoratori, per esempio dellEnel, dei Servizi. Abbiamo fatto delle strutture come lavoratori, come assemblee cittadine, in cui una serie di realtà autonome o che si non riconoscevano allinterno dei sindacati, che non si riconoscevano in una mentalità di delega, che non si riconoscevano in un discorso istituzionale, legalitario, ecc. Si confrontava di una serie di problematiche che cercavamo poi su alcune tematiche generali di portare materiali, di fare mostre, volantini, volantinaggi. La nostra lotta di 74, qui dentro al Policlinico, è stato molto assistito dai quartieri, dagli altri posti di lavoro. Perché attraverso di altri compagni noi davamo materiali, abbiamo fatto anche di comizi volanti in ognuno quartiere di Roma, specialmente questi proletari, spiegando da noi chi lavorano sempre negli ospedali, che significa sanità, che significa la salute, dando questo tipo di contributo per far capire. Perché tutta la stampa è stata sempre contro noi dicendo siete dei violenti
D: questo cose si legge sempre nei giornali. Perché avete usato forme dazione, diciamo, piuttosto forti? Si ha anche sempre parlato di gente che ha simpatia per il terrorismo, perché è successo tutto questo?
R: Secondo me è molto semplice di capirlo. Il fatto stesso come ho detto come noi abbiamo impostato il nostro lavoro politico giove automaticamente di chiamarla contro di noi lire di tutti, di qualsiasi partito o qualsiasi sindacato...
Rispetto a un discorso complessivo tu devi andare naturalmente a distruggere quel tipo di formalismo, di mentalità laccheta, insomma anche lannientamento che loro volevano imporre sulla classe operaia, sui proletari. Daltra parte cera il discorso che chiaramente tu non volendo fare un discorso di pace sociale, di accettazione di certi compromessi, di accettazione di certi compromessi, andavi poi a rompere, quindi di scegliere chiaramente in faccia, si al governo di allora, di adesso, si a varie rappresentanti della cosiddetta democrazia italiana; non democrazia come partito, però proprio come intesa, come accetto punto di socialità, che cosa ne pensia tu. Quindi è chiaro che erano giuste queste cose, il diritto della salute ecc. Non potevano dire che era sbagliata. Al fine quello che li rimaneva per attacarci, era solo quello da dire naturalmente sono estremisti, sono terroristi, cercando cosi da arrestare, mettendo paura fra la gente, di creare naturalmente una spaccatura fra chi voleva fare questa lotta e chi però tutto insomma aveva paure di rischiare qualcosa.
D: Per questa ragione si ha naturalmente usato il caso di Pifano e gli altri arrestati con una lanciamissili in macchina...
R: Questo tratta il discorso rispetto allinternazionalismo proletario. Noi abbiamo fatto sempre molta battaglia su questo argomento. E stato il fatto di 79 che hanno arrestato Daniele e Giorgio perché trasportavano di missili per la FLP, però sicuramente anche interno al Policlinico non è che si ha parlato solo della Palestina . Noi almeno di quando esistiamo rispetto a Vietnam, rispetto al popolo basco, rispetto allIra, rispetto a tutti i movimenti anche internazionali nabbiamo fatto sempre molta discussione tra i proletari, capito, abbiamo fatto volantini, assemblee su questi argomenti qua. Il discorso di come è usato il fatto di Daniele, Giorgio e Luciano....al livello di stampa hanno detto naturalmente che loro dovevano fare lattentato a Pertini, dovevano ammazzare il Papa, insomma appena arrestati hanno montato su questo della madonna. Però ti dico una cosa che secondo me è molta signicativa: il giorno dopo lhanno arrestato, qui dentro al Policlinico abbiamo fatto unassemblea e abbiamo raccolto a caldo............era un giorno dopo larresto, i giornali avevano titoli su terroristi ecc.........abbiamo raccolto 500 firme di lavoratori qualsiasi, non compagni, ma lavoratori cosiddetti che sottoscrivevano un documento che chiedeva la libertà immediata di questi compagni, quanto loro compagni di lavoro senza voler saperne di quello che loro stavano facendo in pratica, per dirti come effettivamente quel tipo di legame è un tipo di discorso di internazionalismo che cè sempre fatto qui dentro, o per cui da parte dei lavoratori di chi ci conosceva, sapeva benissimo ne Daniele ne Giorgio, ne Luciano stavano facendo unatto terroristico. Stavano facendo un discorso in coerenza di quello che noi abbiamo sempre detto ; per noi linternazionalismo non sono chiacchieri; se un popolo sta in lotta, sta in guerra come il popolo palestinese è sempre stato ha bisogno di armi io sono disponibile di portarli.
D: Non è stata pericolosa, perché in 78 è cominciata la caccia ai terroristi, anche la repressione contro gli operai più radicali....Non si ha pensato sulluso possibile contro il Collettivo?
R: Il discorso per me è quello: non è una questione datteggiamento di difesa. Il sistema ha sempre cercato di attaccarci in tutti i modi e in tutte le salse; è chiaro dopo il grande movimento di 77, quando cè stato un riflusso del movimento al livello complessivo, è logico che il sistema anche ha filato di più sui armi contro di noi e indubbiamente ha usato Giorgio, Luciano e Daniele contro di noi.
D: Puoi raccontare un po di più della repressione degli anni 78/79? Cosè successo?
R: Al livello complessivo? Al Policlinico?
Voglio fare il concetto di prima, perché volevo finire di spiegare che anche se ci sia la repressione contro di te, questo non significa che tu devi abbandonare le idee che hai. Ovvero il tipo di repressione che ti viene portata, il tipo di atteggiamento che diventa sempre più provocante, più fantastico, perché sinventa le cose più assurdi, non significa che io devo rinunziare però dalla mia lotta, perché se altramente sentrava un meccanismo di difesa, che veramente funziona unicamente al sistema. Quindi è logico che io devo oppure accettare il rischio di finire in galera, di dovere difendere i compagni. Però è importante che tutte le mie intenzioni sono rivendicabili. Per esempio il trasporto di due missili da parte di due compagni del Policlinico noi nabbiamo saputo di rivendicare dal primo giorno del loro arresto, perché nabbiamo niente che ci può accumulare al terrorismo,.alle azioni clandestine. Ma è qualcosa che noi possiamo fare al luce del sole e rivendicarci in poi. E questo ti da secondo me un tipo di forza che nonostante la repressione ancora esisti. Perché il tipo di repressione che per esempio è stata fatto qui dentro.....ho detto che abbiamo dovuto subire processi a 70 lavoratori del Policlinico per le lotte fatte qui, perché ci hanno dato resistenza, oltraggio, occupazione del pubblico ufficio, ci hanno dato jesu cristo della madonna.
Ci hanno denunciato, però al processo siamo tutti assolti. Perché i reati non erano testabili dal punto di vista penale. Noi abbiamo trasformato questo processo che voleva essere contro di noi un processo di denuncia di tutta la schifezza che si stava qui dentro. Quindi questi 70 lavoratori fra cui si stava anche io, Daniele, oltre alle mamme di nido, i lavoratori che hanno fatto sciopero, sè trasformato in un processo contro di loro. Però è chiaro che i nove mesi che si ha fatto Daniele in galera, altri quattro compagni di noi shanno fatto un mese sempre per la lotta di Policlinico, è logico che poi sono cose che ti pesano. Ci pesano perché quello dice: ho tre figli, ho paura di finire dentro e di vivere in modo così radicale certe cose. Ma ugualmente il discorso della contropartita è quello che tu puoi continuare appunto a profilare le tue lotte, portare avanti le tue idee, perché ti ne rivendichi. Il tipo di repressione che noi abbiamo subito si a prima si a dopo larresto di Luciano, Giorgio e Daniele è stata qualcosa che tra noi abbiamo saputo sempre gestire. Questa è la differenza fondamentale secondo me tra la struttura come la nostra e qualsiasi altre dei comitati autonomi operai e qualsiasi altra organizzazione invece della lotta armata che ha una vita clandestina.
D: Allora si può dire che lopinione dei lavoratori non è cambiato a confronto del Collettivo qui al Policlinico?
R: Ovvero è questo: non è cambiato in senso (non posso fare un discorso su tutti i 5 mila lavoratori del Policlinico), però indubbiamente per molti è aumentato la paura, perché questi fanno cose anche oltre dei problemi dellospedale. Indubbiamente questo si può essere stato usato e questo può essere strumento di rottura rispetto ad alcuni lavoratori, perché rispetto a chi conosceva questi tre compagni, conosceva noi non è stato un elemento di rottura. E un discorso naturalmente che oggi nel 82 è logico che non cabbiamo una lotta di 74 in oiedi. Però questo non è perchè Giorgiano, Daniele e Luciano portino una missile. Cè la repressione e il boicottaggio anche a livello più complessivo. Però il fatto di quando si hanno arrestato i compagni non mi ha mai preoccupato come paura di non farmi capire ai lavoratori. Perché il discorso sullinternazionalismo ho sempre fatto. Io me ne rivendico di questi compagni. Non solo perché loro conoscevo, però perché la cosa che hanno fatto è giusta santo santo.
E vero che qui dentro un tipo di campagna ha provocato della reazione interno ai lavoratori, però quello che è il nostro base è che abbiamo fatto un tipo di lotta, un tipo dazione che è stato sempre rivendicato al luce del sole. Secondo noi qualsiasi lotta al livello operaio, fosse dura, fosse violenta, non ha niente da fare con il terrorismo, perché il concetto, secondo me, che è la differenza di quello che poi è evidentemente e effettivamente il terrorismo, oppure la scelta fatta da alcune strutture clandestine rispetto alla lotta armata, si differenza enormemente da un tipo invece di lotta, di violenza fatta da strutture operaie che possono rivendicare certe azioni. E importante a portare avanti anche la continuità fra quello che tu fai e quello che tu dici; unesempio banale: se uno fa la lotta rispetto allautoriduzione che vuole dire non pagare i costi della luce, ecc. e ti viene quello che deve staccarti dai fili della luce o del telefono, i proletari sincazzano e danno un sacco di botte, questo è sacrosante perchè stai rivendicando il diritto di vita, quello non vuole dire un discorso di una violenza che è staccata dalla pratica della lotta che tu quotidianamente devi affrontare per sopravvivere.
Non cè un discorso di spirale della violenza. La violenza ti viene subire di fatto, perchè violenza è che qualcuno muore di fame, la violenza è fatto che non trovi da lavorare, la violenza fatto che non ti pagano la sanità, la violenza che non ti viene una casa, è violenza il tipo della società che ti viene imposta.
La risposta che fa il proletario non è una cosa di spirale della violenza; il proletario risponde a una condizione di vita che si viene imposta; è soltanto attraverso la lotta e una capacità di risposta cè una possibilità di riuscire a rompere questa catena. E chiaro che un lavoratore dentro un posto di lavoro se vuole vincere su un tipo di problematica che porta avanti, non può fare scrivendo una lettera a Pertini, deve farla attraverso uno sciopero, unassemblea, un corteo, una manifestazione, una serie di queste cose messe insieme che ti servono naturalmente ad arrivare a qualque parte.
Noi non abbiamo mai fatto lotte che riguardavano soltanto la categoria degli ospedalieri perché non crediamo in questo settarismo, perché pensiamo rompendo questo si riesce effetivamente a creare un tipo di coscienza di classe che ti può permettere di presentare una forza obiettiva. Però è chiaro che poi non devi avere paura della lotta e della forza. Se terrorista vuole dire controporsi a questa annientamento dello Stato capitalista, allora si sono una terrorista. Però il terrorismo è tutto che fanno loro. Quello che faccio io è una difesa inevitabile: se io voglio respirare devo fare casino, perché se no non respiro più, manco. Io non devo scolparmi delle mie lotte, sono loro che dovrebbero vergognarsi di quello che loro fanno.
R:Però i gruppi clandestini....perché sono nati questi gruppi a tuo parere?
R: Secondo me.......va bene, rispetta alla strutture clandestine, cè tutto unanalisi politica che non è al livello soltanto così di unopinione personale. Evidentemente la presenta tutto un tipo di evoluzione che allinterno ai gruppi clandestini cè stata. Ho visto anche moltissimi compagni che prima facciano parte di altre strutture, di collettivi ecc, fare questo tipo di scelta. Quello che ti posso dire, quello che distingue a me da queste strutture clandestine, perché io facenda pure un tipo di battaglia, penso e non ho fatto di fatto la scelta di vivermi una lotta armata a questo livello. Io credo fondamentalmente che non siamo sicuramente a una fase prerivoluzionaria; credo ancora di più, proprio perché rifiuto qualsiasi tipo di discorso di delega, qualsiasi discorso che possa vedere la non capacità a livello di proletariato, inteso come classe, quindi la capacità di rivoltare attraverso una presa di coscienza di massa. Questo tipo di situazione che ci viene imposto attraverso opere di rivoluzione, attraverso evitalbilmente poi azioni di forza, indubbiamente di guerra, proprio attraverso una rivoluzione, ecc. Però non che oggi nellItalia sto in questa fase, quindi una scelta di oggi, fatta oggi, fatta appunto 5-7 anni fa, come lhanno fatto i gruppi clandestini B.R., P.L., ecc., secondo me era fuori storia, insomma. Era unazione, era un tipo di scelta che per me non rispettava e ignorava il proletariato in quanto tale, perché io mi riconosco come proletario, quindi non è la gita impropria così o rivoluzionaria per altri, ma anche per me stesso non la rappresentava assolutamente e nel stesso tempo provocava ancora un concetto di delega, perché evidentemente questi gruppi clandestini volevano a delegarsi adesso loro il partito armato per i proletari italiani attraverso loro azioni. Poi il proletariato, altre strutture operaie e collettivi secondo loro avrebbero dovuto aderire e quindi avrebbero dovuto poi fare un lavoro di informazione, di propaganda, ecc. Secondo me era una imposizione che non aiutava assolutamente la lotta che voglio fare, di creare una coscienza effetivamente partendo dai bisogni specifici che proprio devono andarsi automaticamente a generalizzarsi, ma che devono però essere sentito vissuti principalmente dal proletariato. Le strutture clandestine avevano anche in questo discorso qui un tipo di livello di delega in cui si delegano loro, perché bene armati, bene preparati, ecc. A svolgere un ruolo di violenza che per me invece è insito, è vivo, è proprio il sangue insomma dei proletari stessi. Che devono quindi viversi livelli di violenza che effetivamente si sentono e non fare qualcosa di più grosso che io automaticamente vedo, io guardo dalla finestra. Insomma il proletariato italiano guardava dalla finestra quello che facevano i gruppi clandestini.
D: Hanno fatto la loro proprietà di questa violenza?
R: Più che proprietà loro si sono delegati e hanno detto: guarda, io faccio questa azione qua che indubbiamente favorisce la vostra causa....Alcune azioni, specialmente verso 78 in poi avevano secondo me nessun tipo di collegamento effettivo con il proletariato, quindi in pratica ti hanno detto: noi facciamo un certo punto di livello dazione e con questa andiamo secondo noi a difendere gli interessi tuoi, quindi cè questo sequestro Moro e anche lammazzare di Moro.... Secondo me hanno dimostrato una capacità anche di queste strutture clandestine che indubbiamente sono evolute. Quello che il gruppo storico delle BR faceva nel 73/74 è ben differente di quello che sta succedendo per esempio oggi o anche da dopo Moro in poi .
Dal mio punto di vista politica cè una mancanza e unincapacità fra loro stessi di capire effettivamente poi quello che stavano facendo e quella che volevano, perché hanno dimostrato appunto di non vivere quello che facevano come qualcosa che effettivamente loro credevano che potesse servire al proletariato, perché loro nella loro mentalità dicevano di quello che era utile, però secondo me non è vero anche questo...Il mio concetto invece...ho sempre spinto anche a certe azioni, a certe lotte che sono state indubbiamente molto dure, hanno visto scontri con la polizia ecc., però tutte le cose che ho fatto sono riuscita a gestire. Questa è anche la cosa differente; io non chiedo a nessunaltra di gestire la lotta che faccio io. Voglio i proletari stessi a gestirsi, riconoscendosi in quello che sono gli obiettivi che io stesso porto avanti.
Quindi non è assolutamente da parte nostra un rifiuto, oppure un discorso pacifista, di non-violenza. E un discorso di rivendicarsi certi obiettivi e tutte le forme di lotta immaginabili, possibili che mi fanno a concretizzare. Questo non significa che le cose che voglio fare io, devo fare con fazzoletto alla faccia e con mitra a mano, ma devo avere la possibilità di andare ovunque, a potere di produrre, a potere di generalizzare e a poter a dire la giustezza degli obiettivi che mi pongo.
D: La lotta armata non ha senso nella lotta di classe?
R: Io ti ripeto: per me è una questione di tempi. Indubbiamente per me la rivoluzione sara una lotta armata, perché non credo a una rivoluzione pacifica, di massa a livello di chiacchieri. Indubbiamente la rivoluzione sara una lotta armata, però sara una lotta che secondo me ....se si deve arrivare quando allinterno di una nazione ci sta una possibilità di presa di coscienza di larghi strati di proletariato che sono in grado a poter affrontare una lotta propria armata......
Per noi il concetto di sviluppare allinterno di quartieri, il discorso dei collettivi che si devono allargare e trovare possibilità di confronto fra varie strutture, fra situazioni anche differenziate: i proletari, le donne, gli handicappati, i diversi, insomma trovarsi questo tipo di confronto in pratica è il discorso di riuscire ad arrivare a costruire di soviet che possono poi marciare in un discorso di contropotere, ma non ad una cosa che invento io, perché ci sono trecento compagni bravi ben armati chi possano fare certe cose.
Ripeto, quello che hanno fatto Daniele, Giorgio e Luciano col terrorismo proprio non cè un cazzo da vedere, perché era una cosa -ti ripeto- che ha avuto una divulgazione di massa, una rivendicazione tranquilla alla luce del sole che ha dato a noi la possibilità di non avere paura di fare cose di quello genere....che poi la campagna di stampa si ha dato contro di noi......ma è sempre stato contro di noi. Quindi di quello non mi frega un cazzo personalmente, capito.
Il discorso rispetto alle cose specifiche del Policlinico....non stiamo assolutamente in una situazione di lotte grosse..stiamo a livello di fare il nostro lavoro di continuità, di presenza come compagni interno al posto di lavoro. Il lavoro che abbiamo fatto ultimamente ...cè stato il discorso di controinformazione, anche perché oltre a quello che dici tu sulla contingenza, abbiamo noi il problema del contratto; ci scatta il contratto come ospedale. Quindi abbiamo fatto una serie di assemblee su questo fatto qua, stiamo cercando di fare partire anche delle azioni pratiche proprio come momento di far parlare su questa situazione che noi consideriamo naturalmente completamente anti-operaia che parte veramente dagli accordi che fanno il governo e i sindacati sui contratti, che sallarga sul discorso dei costi di lavoro, della contingenza, che vede sempre di più i lavoratori costretti ad entrare in una mentalità di autodifesa. Oggi come oggi il ruolo che ci ha sia il governo sia i sindacati, è quello che veramente -mentre prima si lottava contro lo sfruttamento- oggi cè la mentalità che i padroni, la controparte ti vogliono mettere in testa. Manca la difesa di certi diritti ormai acquisiti per anni e anni in vecchie lotte operaie in ogni accordo che fanno padroni e sindacati.
In questo sinserisce il contratto nostro, sinserisce laccordo sulla contingenza che non è unaccordo, è un furto. Non fanno altro che poi diminuire il potere dacquisito del salario. Già la contingenza non ti garantisce un effettivo potere dacquisto del salario. Sul paniere della contingenza sono già esclusi tanti prodotti. Tanto meno ci sono certi generi di prima necessità che poi tutti i giorni andiamo a comprare al mercato, come la frutta e tutti gli altri beni che sono necessari e basilari. Oggi invece quello che vorrebbe imporre il sindacato in pratica è dentrare nella mentalità di chi dice addirittura ad urtarsi proprio dalla scala mobile. Allora, io come operaia, non operaia classica, secondo il sindacato perde quindi la possibilità di lottare rispetta al potere dacquisto, quindi alla contingenza, il valore della contingenza, si mette ad entrare nella mentalità di dire al padrone a spiegarmi come posso levare i miei soldi. Non entriamo in questo tipo di trattativa di venire a mediare col governo e col sindacato. Anche il ruolo del sindacato è di portare avanti un tipo di politica funzionalmente al padronato e che loperaio completamente non da niente. Lo stesso sindacato continua a fare proprio certi obiettivi come la professionalità, il discorso della differenziazione dei livelli, il fatto di premiare chi cè di più, ecc. che ormai di operai non cha un cazzo. Rispetto a questo stiamo facendo una serie di mostre, volantinaggi, di partecipazioni allassemblee di altri posti di lavoro, si sta cercando di mettere in piedi questa serie di lotte, nella speranza di riuscire a arrivare di mettere in piedi un tipo di movimento, per riuscire a generalizzare più possibile il rifiuto operaio. Non diciamo solo no, ma diciamo oppure, poco dio, esistiamo come entità, come forza, come realtà e quindi, tu padronato e sindacato, cè una forza che soppone a questo tipo di pace sociale.
E scontato che ci sia il fuoco che brucia sotto il cenere. Non perché ci stanno alcuni che adorano afre gli agitatori per gli agitatori, ma perché rispetto a una condizione di vita diventa sempre più difficile riuscire a campare in queste condizioni. Cè una incazzatura che si sta organizzando. Sara compito veramente di tutte le strutture già esistenti cercando di creare altre.
Il discorso non è che i sindacati non possono fare tanto per i cassa integrati, i sindacati non ne hanno mai fatto un cazzo né per i cassintegrati, perché se tu minimamente leggi quello che sono gli stessi articoli di giornali, esce chiaro che per esempio in molte fabbriche il discorso della cassa integrazione lha trattata e lha concordata e lha preparata il sindacato insieme alla controparte. E una scelta politica ben precisa. Dieci anni fa il sindacato si metteva in mezzo tra padroni e operai dicendo: non facciamo con la forma di lotta così dura. Oggi non fanno più questo lavoro di cuginetto. Hanno proprio un ruolo di annientamento della classe operaia organizzzata. NellItalia ci sono migliaia e migliaia di lavoratori che si sono cancellati dal sindacato, perché ormai si sono rotti i coglioni di pagare di più la tessera per chi poi va a trattare per te accordi naturalmente capestro, che ti levano addirittura cose conquistate prima. Nelle consultazioni assembleari che fa il sindacato al livello nazionale, sono sempre di più i lavoratori che li dicono: no, non ci sta bene quello che chiedete. Vedi per esempio la risposta di alcune fabbriche del Nord su questo cavolo di accordo sulla contingenza.
Lincazzatura della gente si vede anche alla ultima consultazione elettorale. NellItalia ci sta di 17% di persone astenute. Per me è unindicazione politica ben precisa questa. Cè stata una grossa percentuale di proletari italiani che hanno detto: è inutile entrare in questa mentalità di buffoni. E questo il dato che deve scattare: è importante che oggi oltre a dire no, riusciamo ad organizzarci per dire a,b,c,d è tutto quello che vogliamo, è questo dato organizzativo che loro fa paura.
(Roma 3-11-82).